San Michele PDF Stampa E-mail
Luoghi - Chiese

Era il 1625 e la peste continuava a mietere vittime in tutta l'Europa. Anche in Sicilia la terribile piaga aveva preso piede e l'unico modo per impedire il contagio era, oltre che appellarsi alla clemenza divina con preghiere e processioni di penitenza, quello di proibire l'entrata nelle città ai poveri appestati, a costo anche di privarli della loro vita. Ma l'8 Maggio di quell'anno, come sembra essere riportato anche nelle "Notizie cronologiche spettanti al convento dei Cappuccini di Caltanissetta", ad impedire l'ingresso in città di un appestato non fu un uomo qualunque, ma l'Arcangelo Michele. Fu il frate Francesco Giarratana a vedere per primo il santo con la spada sguainata sulla porta della città (detta dei Cappuccini, costruita appositamente per controllare l'accesso alla città) che cacciava l'uomo e lo confinava a morire in una grotta nel luogo detto "Calcare", in contrada Sallemi. I religiosi richiamati dalle grida del frate videro, o credettero di vedere anch'essi, la figura di un militare con la spada che cacciava via un appestato. Poco dopo apparve allo stesso frate l'Arcangelo in persona che rivelò in modo più distinto l'avvenuto miracolo e quindi la salvaguardia di Caltanissetta dalla peste. San Michele impose quindi al frate di riferire il tutto al Magistrato della città e all'Arciprete in modo tale che da quel momento in poi fosse riconosciuto come protettore di Caltanissetta. A riprova dell'avvenuto miracolo avrebbero inoltre dovuto recarsi nella grotta insieme ai giurati per verificare con i loro occhi la presenza dell'appestato ormai deceduto.

Proprio sul sito di quella grotta fu quindi eretta una piccola chiesa in onore dell'Arcangelo Michele. Ma il fervore per il santo man mano venne meno e la piccola chiesetta cominciò ad essere abbandonata fino a quanto non ne crollò addirittura il tetto. Ma un'altra terribile piaga rinvigorì la devozione dei nisseni per il santo, quando il colera che nel 1837 decimò la Sicilia intera risparmiando la città di Caltanissetta. I cittadini intravidero in questo nuovo miracolo la mano santa del loro patrono, e per questo vi fu una pregevole gara a riedificare la chiesetta con l'offerta di beni e lavoro manuale da parte di tutti coloro che vollero gratificare il santo. La chiesa fu ricostruita così come la si conosce oggi, con la sua facciata di pietra di Sabucina a rendere omaggio al patrono della città.

Per venerare il santo fu costruita una statua in legno dallo scultore Stefano Li Volsi (di Nicosia), tutt'oggi esistente e collocata alla destra dell'altare maggiore della chiesa madre. "La leggenda narra dei problemi legati alla fattura della testa, che l’artista - nell’impossibilità di saperla realizzare con le dovute caratteristiche soprannaturali - dopo le sue preghiere avrebbe addirittura trovato già bell’e fatta «ad opera degli angeli". L'8 maggio di ogni anno, a memoria del miracolo che liberò Caltanissetta dalla peste, viene portata in processione la statua per le vie della città dalla chiesa madre fino alla chiesa di San Michele, dove permane per più di una settimana. Il santo viene inoltre celebrato il 29 settembre di ogni anno, giorno in cui Caltanissetta si ferma per glorificare il suo santo patrono. In concomitanza dei festeggiamenti, che durano un'intera settimana fra feste e processioni, ha luogo la tradizionale fiera di San Michele che però non affonda le sue radici ai primi del 1600, anno dell'apparizione del santo, ma bensì fin dal 1550, quando la fiera che si svolgeva sin dal medioevo alla fine di settembre prima della nuova aratura, prese proprio il nome del santo.

Sulla figura di San Michele esistono molte leggende. Una delle più famose si riferisce a una penna dell'ala dell'arcangelo. "Come tutti sappiamo, Lucifero fu cacciato dal Paradiso perché voleva farsi simile a Dio. E il Padreterno mandò l’Arcangelo Michele a combattere lo spirito ribelle: ed ecco i due iniziare, così, un incredibile duello nei cieli, all’insegna del motto del Principe celeste «Quis ut Deus» («Chi come Dio»?).
Il diavolo vola veloce da una nuvola all’altra, tenta di sfuggire all’Arcangelo che ad un certo punto sta per raggiungerlo e afferrarlo: ma Lucifero, con un balzo portentoso, riesce a scansarlo ed eccolo piombarsi in Sicilia, ove tenta di trovare rifugio all’interno del Mongibello, cioè a dire l’Etna. Lì si raggomitola a mo’ di serpente, ma è talmente lungo che il vulcano non può accoglierlo tutto e così la testa gli rimane fuori del cratere.
A quel punto San Michele, accortosi di ciò, spicca anch’egli un prodigioso salto e raggiunto il vulcano con un colpo della sua spada fiammeggiante tronca di netto un corno del demonio. Vuole la leggenda che questo corno, con una lunghissima parabola, finisca addirittura nei pressi di Mazzara e che si trovi ancora lì, al chiuso di una grotta, dove nessuno può entrare a meno che non voglia andare incontro a morte sicura.
Il diavolo allora, fremente di rabbia per aver perduto un corno, lancia un lungo e terribile urlo, tanto da far tremare tutta la terra: e dato che si vede ormai perduto, con un altro prodigioso balzo sbuca fuori dal Mongibello, che prende a vomitare fuoco: e con un impeto di vendetta, si scaglia contro San Michele, riesce ad addentare la penna di un’ala dell’Arcangelo e a staccargliela di netto. Contento e baldanzoso per quella preda - una penna che, secondo la tradizione, è tutta adorna di preziosissime perle - il diavolo vola via, ma ecco che ad un tratto gli sfugge di bocca per cadere proprio a  Caltanissetta. Ed è una popolazione pervasa da una grande gioia quella che accoglie la celestiale reliquia - il cui arrivo è preceduto da un chiarore soprannaturale - non potendo sperare in un dono migliore dal Cielo. Processioni e preghiere di ringraziamento si susseguono in città, dove si organizzano feste straordinarie e si decide l’erezione di una chiesa a memoria del prodigioso evento, con un grande tabernacolo tutto d’oro ove custodire la penna. Ma questa che fine ha fatto, visto che poi se n’è persa ogni traccia? Così conclude la leggenda: pare che, proprio a causa dei troppi peccati della popolazione nissena, se ne sia volata - sdegnata - nuovamente in cielo per riprendere il suo posto nell’ala dell’Arcangelo."

 

Speciale puntata di Kairos della testata giornalistica giornalenisseno.com (TCS) su San Michele


Fonte (Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono, Giovanni Mulè Bertolo)

Fonte (Storia di Caltanissetta, Rosanna Zaffuto Rovello)
Fonte (Città di peccatori e la penna se ne tornò in cielo, La Sicilia, Walter Gruttadauria)

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Title: Processione Gesù Nazareno
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