Luoghi
Santuario Signore della Città PDF Stampa E-mail
Luoghi - Chiese

Signore della CittàLa fondazione della chiesa risale, secondo alcune testimonianze di storici nisseni quali Michele Signeri, Giuseppe Alesso e Giovanni Mulè Bertòlo, al XIV secolo d.c. Notizie certe della sua esistenza si hanno nel 1730 grazie ad alcuni documenti (Notiziario di Stato della Città di Don Giovanni Agostino Riva) che indicano che la chiesa era intitolata a San Nicola di Bari. Una tradizione orale che si tramanda di generazione in generazione narra che agli inizi del 1300 a un centinaio di metri dalla chiesa, e precisamente nel largo Scribani che si trova nell'attuale incrocio fra via Roma e viale Amedeo, esisteva una piccola grotta dove i Fogliamari del tempo (raccoglitori di erbe selvatiche) rinvenirono un crocifisso annerito dal fumo delle due candele che gli erano poste accanto. Da quel giorno nacque a Caltanissetta la devozione per quel crocifisso di legno scuro, di stile bizantino, che diventò presto il primo patrono di Caltanissetta. Probabilmente al tempo si pensò di costruire nei pressi del luogo di ritrovamento una chiesa apposita dove custodire il crocifisso ma lo stesso fu collocato fino alla seconda metà del 1700 in un'altra chiesa, sempre vicina al luogo del ritrovamento, ovvero la chiesa di San Leonardo dal Riva che era una filiale di Santo Spirito. In quegli anni tale chiesa venne distrutta e il crocifisso trovò dimora definitiva nella chiesa di San Nicola che da allora divenne la chiesa del Crocifisso o del Signore della Città. (Clicca qui per vedere la mappa)
Originariamente la chiesa risultava essere molto più piccola da come appare oggi e l'entrata principale era posta alla fine dell'odierna via Signore della città. A testimonianza di ciò vi sono due archi visibili nella facciata laterale sinistra esterna che indicano l'esistenza del vecchio portale oggi usato come entrata secondaria. Di fronte a questo portale vi è una nicchia, oggi occupata dall'organo della chiesa, dove era collocato il Cristo. Padre Angelico LipaniFu grazie ai conti Testasecca, e in particolare alla contessa Maria Adelaide Testasecca, che la chiesa, fra il 1872 e il 1880, venne restaurata, ingrandita e dotata di un altare, oggi adorno di un ricco mosaico dorato opera nel 1955-57 dell'artista Bevilacqua dove è posto il Crocifisso, e di un ingresso principale fatto con la tipica pietra arenarica nissena che si trova nelle cave di Sabucina.
All'interno della chiesa sono custodite opere di rilevante importanza. Fra queste vi è uno splendido San Francesco del 1882, opera dei Biancardi famosi in città per aver costruito quasi tutti i gruppi statuari delle Vare che vengono portati in processione il giovedì santo di Pasqua.
All'interno della chiesa trova posto anche un'altra storica statua nissena, quella di sant'Antonio, proveniente dall'omonima chiesa non più esistente che si trovava al posto dell'ex palazzo delle poste di piazza Marconi.
Sul fianco sinistro della chiesa è presente un monumento opera di Piraino e Averna che custodisce dal 1947 la salma di Padre Angelico Lipani. Tale opera fu commissionata dal secondo rettore della chiesa Padre Gerbino, che succedette proprio il fondatore ivi tumulato.
Nel 1872, il vescovo di Caltanissetta, Mons. Guttadauro, affidò a Padre Angelico Lipani la cura della chiesa. Fu grazie alla sua opera, e come detto anche grazie alle elargizioni dei Testasecca, che la chiesa fu ristrutturata e ingrandita così come la si conosce oggi.
Nel 1876 Padre Angelico commissiona all'artista Gaetano Chiaramonte da Enna il Fercolo (la Vara) che servirà da quell'anno in avanti a portare il Crocifisso in processione per le vie della città. Nel 1877 l’edificio fu dichiarato dalla Santa Sede “Chiesa francescana”. "Qui Padre Angelico iniziò le sue attività apostoliche e caritative.
Signore della Città. Cristo NeroNel 1881 Caltanissetta fu duramente provata da lutti, povertà e miseria. Le esplosioni avvenute nelle miniere Gessolungo e Tumminelli causarono 106 morti e lasciarono orfani molti bambini e nella miseria molte famiglie. La chiesa del Signore della Città divenne il centro operativo da cui si coordinavano cibo e soccorsi. Padre Lipani pensò quindi di costruire nei locali attigui alla chiesa un istituto per aiutare le famiglie povere della città fondando un ricovero per le fanciulle orfane. Il 15 ottobre del 1884 si conclusero i lavori e furono ospitate le prime orfane. Sorse, così, l’istituto “Signore della Città” nucleo della futura Congregazione. Il 15 ottobre del 1885 furono consacrate le prime due suore, Giuseppina Ruvolo e Grazia Pedano. Tre anni dopo Padre Angelico ricevette dal Vescovo l’attestato di approvazione dell’Istituto: la Congregazione delle Suore Francescane del Signore era ormai avviata. Padre Angelico trascorse gli ultimi anni della sua vita nella sua casa a Caltanissetta. Dopo anni di sofferenze egli spirò il 9 luglio del 1920 e nell’elogio funebre gli furono attribuite le parole di Gesù “sale della terra e luce del mondo”"1.
Una lapide posta all'ingresso della chiesa riporta come data di elevazione della chiesa a Santuario quella del 1957, elevazione avvenuta durante la rettoria di Mons. A. Sorce, terzo rettore della chiesa, che come ricordato in precedenza abbellì l'altare con splendidi mosaici, opera questa che fu conclusa nel 1968 dal suo successore e attuale rettore, il sacerdote Giuseppe Sorce, che, fra le altre cose ha restaurato la chiesa e soprattutto ha organizzato Fogliamari e Devoti in Associazione. Dal 2002 l'associazione dei fogliamari e devoti del Santissimo Crocifisso anima la processione del Venerdì santo.

 
Gibil Habib PDF Stampa E-mail
Luoghi - Zone Archeologiche

Cinque chilometri circa a Sud di Caltanissetta, questa collina (m. 615) testimonia una eccezionale continuità di insediamenti. I membri dell’Ass. Arch. Niss. Vi hanno rinvenuto selci lavorate e ceramica del quarto millenniio a. C: (facies di Stentinello), ceramica ed una fuseruola del terzo millennio (facies di Serraferlicchio), ceramica castellucciana (secondo millennio).

A queste culture si sovrappose un abitato indigeno (ceramica indigena di influsso geloo) del VII secolo che andò via via ellenizzandosi nel corso del VI fino ad essere provvisto di fortificazione alla fine dello stesso secolo; questa fortificazione presenta due ingressi (di cui uno venne chiuso nel IV sec.) ed inglobò, rispettandolo, un edificio sacro degli inizi del VI. L’abitato greco (a terrazze: cfr. Vassallaggi) e la relativa necropoli sono rimasti in uso sino alla fine del IV secolo, ed hanno restituito un’eccezionale quantità di ceramica che lascia scorgere la presenza di officine locali.

Fonte: http://www.artecom-onlus.org/Archeologia Sabu.html

 
Monte San Giuliano PDF Stampa E-mail
Luoghi - Zone Archeologiche

monte san giulianoÈ l’altura su cui sorge l’odierna Caltanissetta (m. 727 sul livello del mare).

Molto probabilmente sul monte San Giuliano sorgeva un santuario condiviso da tutti i villaggi del territorio del periodo Castellucciano, testimoniato dal ritrovamento di piccole statuette di terracotta e ceramica (alt. Media cm. 7-9) dipinte di rosso e nero, legati al culto della dea madre mediterranea.

La capacità di osservazione realistica degli uomini di questa età è constatabile nella precisione con cui sono stati ottenuti, nelle statuine, gli organi genitali, la rotula, il ponte del piede, mentre le braccia hanno assunto forma triangolare; come ha notato l’Orlandini, che in quel momento era a conoscenza solo di un piccolo torso e di due testine, esse sono l’unico esempio di plastica della facies castellucciana, e presentano analogie con le coeve civiltà del Mediterraneo (civiltà cicladica) (1).

Al di sopra dello strato preistorico vi sono resti di un abitato indigeno del VII secolo, con vasi geometrici che tradiscono influssi da parte della città di Gela, e ceramica corinzia.

Fonte: http://www.artecom-onlus.org/Archeologia Sabu.html
Fonte: "Storia di Caltanissetta", Rosanna Zaffuto Rovello

 
Stazione Centrale PDF Stampa E-mail
Luoghi - Stazioni

Nella seconda metà dell'800 anche in Sicilia si è in fermento per la realizzazione dei nuovi tronchi ferroviari e un po' ovunque è lotta per assicurarsi l'importante passaggio delle rotaie. Secondo il progetto ministeriale realizzato dalla società costruttrice, si riesce ad ottenere la realizzazione dell'importante snodo di Xirbi, il che costituisce già di per sé un primo successo: ma la città capoluogo non può rimanere senza una propria stazione e si avviano istanze per sollecitare in tal senso il Ministero e il Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Si ottiene così un progetto con cui si prevede che la linea ferrata da Xirbi a S. Cataldo comprenda anche l'arrivo a Caltanissetta: e così nel 1869, stante i piani elaborati, risulta che la stazione cittadina debba sorgere in contrada Calcare, nelle terre della villa baronale dei Barile, vale a dire a circa un chilometro e mezzo dall'abitato.
Una distanza, questa che viene ritenuta invero eccessiva, ed ecco le autorità locali rimettersi in moto per ottenere una revisione del progetto. Sarebbe preferibile, infatti, optare per un sito più vicino e morfologicamente più idoneo, e in tal senso viene proposta l'area pianeggiante sottostante quella individuata dai progettisti: si tratta della pianura denominata Raitano, a poca distanza dallo sbocco della galleria e, quindi, a poche centinaia di metri dal centro abitato. Anche il direttore dei lavori, l'ing. De Perou, viene sollecitato in tale direzione.
A discuterne formalmente sono i componenti la Giunta comunale composta da Salvatore Natale (assessore con funzioni di sindaco-presidente) e dagli assessori Agostino Rugnone, Pasquale Vaccaro e Michele Curcuruto. Nella loro delibera datata 10 gennaio 1872 così si legge: «I terreni prossimi al caseggiato, nel punto ove sbocca il traforo, offrono una vasta pianura nella sponda di sinistra del burrone. In tale pianura potrebbe trovarsi l'ubicazione desiderata. (…) Insomma non sarebbe impossibile introdurre dei miglioramenti a questa parte del progetto per rendere più prossima l'ubicazione della stazione all'abitato di questo Capo-provincia, ed appagare i voti unanimi e ferventi di questa popolosa città, centro dell'isola, ed esteso emporio dei maggiori prodotti minerari ed agricoli, sede di numerosi funzionari amministrativi, giudiziari, finanziari e militari, convegno e transito delle popolazioni orientali ed occidentali della Sicilia».
«Sarebbe superfluo - aggiungono gli amministratori comunali - dimostrare i vantaggi che tornano ad una città la cui stazione è alle sue mura, e gli svantaggi allorché questa trovasi discosta ad un chilometro e mezzo, di poco agevole cammino, perché separata da un burrone». Pertanto si conclude facendo voti al ministro di accogliere tali motivazioni.
Analogamente si esprime il Consiglio della Camera di Commercio presieduto da Guglielmo Luigi Lanzirotti e composto da Antonio Cosentino, Agostino Tumminelli, Giuseppe Salomone, Salvatore Averna, Francesco Paolo Scarlata, Michele Lomonaco e Michele Curcuruto, che il successivo 20 gennaio rimarca che «nell'interesse del commercio e dell'industria di questa città e provincia è di alta importanza l'essere vicina al caseggiato la stazione, poiché i magazzini di deposito si sono iniziati nel terreno circostante al sito predetto, i quali esigono che l'ubicazione di essa non sia molto discosta, tanto per il favore della loro vigilanza e custodia, quanto per l'agevolezza di accedervi in tutte le ore e di ritornare in breve tempo e senza molto disagio in città per raggiungere la propria abitazione, per conferire e quindi riaccedere …».
«E' interessante ancora - aggiunge il Consiglio camerale - che i passeggeri che giungono possano anche a piedi entrare in città e trovarvi subito alloggio, farvi trasportare le loro valigie senza molto stipendio, mettersi subito in relazione con i loro conoscenti; metter dunque la stazione di Caltanisetta ad un chilometro e mezzo di distanza è come aggravare il commercio delle merci e delle derrate di un 10 per cento almeno di più, è accrescere di altrettanto le spese di viaggio di ciascun viandante, il che è contrario all'obiettivo per cui si costruiscono le ferrovie». Viene inoltre evidenziato come le terre Barile siano prive di sorgenti d'acqua, risorsa invece indispensabile per una stazione, mentre nel piano Raitano sarebbe possibile lo scavo di pozzi.
Anche il Consiglio comunale, presieduto dal sindaco Antonino Sillitti Bordonaro, si unisce alle predette richieste e nella deliberazione del 28 gennaio 1872 evidenzia come il Municipio «per raggiungere la stazione così lontana deve sobbarcarsi alla forte spesa della strada di accesso, tanto per l'espropriazione dei terreni, quanto ancora per la costruzione, manutenzione di essa ed illuminazione a gas». Alla fine, tale azione congiunta delle Istituzioni avrà i suoi effetti e la stazione sorgerà nella pianura Raitano, parte della quale è poi divenuta l'attuale piazza Roma. L'8 aprile 1878 verrà attivata la linea di collegamento con Xirbi, la cui stazione era stata ufficialmente aperta il primo marzo 1876.

La foto pubblicata è forse la più antica immagine della nostra stazione, risalente a fine '800: si nota come per primi furono realizzati alcuni corpi di fabbrica affiancati: su quello al centro vi era la tabella «Stazione», in quello a destra «Caffè Ristoratore». In alto s'intravede villa Barile. Nel tempo il fabbricato muterà notevolmente la sua fisionomia, ingrandendosi man mano.

Fonte "Così nasceva la stazione grazie alla lotta congiunta delle Istituzioni locali" di Walter Gruttadauria, La Sicilia

 
San Michele PDF Stampa E-mail
Luoghi - Chiese

Era il 1625 e la peste continuava a mietere vittime in tutta l'Europa. Anche in Sicilia la terribile piaga aveva preso piede e l'unico modo per impedire il contagio era, oltre che appellarsi alla clemenza divina con preghiere e processioni di penitenza, quello di proibire l'entrata nelle città ai poveri appestati, a costo anche di privarli della loro vita. Ma l'8 Maggio di quell'anno, come sembra essere riportato anche nelle "Notizie cronologiche spettanti al convento dei Cappuccini di Caltanissetta", ad impedire l'ingresso in città di un appestato non fu un uomo qualunque, ma l'Arcangelo Michele. Fu il frate Francesco Giarratana a vedere per primo il santo con la spada sguainata sulla porta della città (detta dei Cappuccini, costruita appositamente per controllare l'accesso alla città) che cacciava l'uomo e lo confinava a morire in una grotta nel luogo detto "Calcare", in contrada Sallemi. I religiosi richiamati dalle grida del frate videro, o credettero di vedere anch'essi, la figura di un militare con la spada che cacciava via un appestato. Poco dopo apparve allo stesso frate l'Arcangelo in persona che rivelò in modo più distinto l'avvenuto miracolo e quindi la salvaguardia di Caltanissetta dalla peste. San Michele impose quindi al frate di riferire il tutto al Magistrato della città e all'Arciprete in modo tale che da quel momento in poi fosse riconosciuto come protettore di Caltanissetta. A riprova dell'avvenuto miracolo avrebbero inoltre dovuto recarsi nella grotta insieme ai giurati per verificare con i loro occhi la presenza dell'appestato ormai deceduto.

Proprio sul sito di quella grotta fu quindi eretta una piccola chiesa in onore dell'Arcangelo Michele. Ma il fervore per il santo man mano venne meno e la piccola chiesetta cominciò ad essere abbandonata fino a quanto non ne crollò addirittura il tetto. Ma un'altra terribile piaga rinvigorì la devozione dei nisseni per il santo, quando il colera che nel 1837 decimò la Sicilia intera risparmiando la città di Caltanissetta. I cittadini intravidero in questo nuovo miracolo la mano santa del loro patrono, e per questo vi fu una pregevole gara a riedificare la chiesetta con l'offerta di beni e lavoro manuale da parte di tutti coloro che vollero gratificare il santo. La chiesa fu ricostruita così come la si conosce oggi, con la sua facciata di pietra di Sabucina a rendere omaggio al patrono della città.

Per venerare il santo fu costruita una statua in legno dallo scultore Stefano Li Volsi (di Nicosia), tutt'oggi esistente e collocata alla destra dell'altare maggiore della chiesa madre. "La leggenda narra dei problemi legati alla fattura della testa, che l’artista - nell’impossibilità di saperla realizzare con le dovute caratteristiche soprannaturali - dopo le sue preghiere avrebbe addirittura trovato già bell’e fatta «ad opera degli angeli". L'8 maggio di ogni anno, a memoria del miracolo che liberò Caltanissetta dalla peste, viene portata in processione la statua per le vie della città dalla chiesa madre fino alla chiesa di San Michele, dove permane per più di una settimana. Il santo viene inoltre celebrato il 29 settembre di ogni anno, giorno in cui Caltanissetta si ferma per glorificare il suo santo patrono. In concomitanza dei festeggiamenti, che durano un'intera settimana fra feste e processioni, ha luogo la tradizionale fiera di San Michele che però non affonda le sue radici ai primi del 1600, anno dell'apparizione del santo, ma bensì fin dal 1550, quando la fiera che si svolgeva sin dal medioevo alla fine di settembre prima della nuova aratura, prese proprio il nome del santo.

Sulla figura di San Michele esistono molte leggende. Una delle più famose si riferisce a una penna dell'ala dell'arcangelo. "Come tutti sappiamo, Lucifero fu cacciato dal Paradiso perché voleva farsi simile a Dio. E il Padreterno mandò l’Arcangelo Michele a combattere lo spirito ribelle: ed ecco i due iniziare, così, un incredibile duello nei cieli, all’insegna del motto del Principe celeste «Quis ut Deus» («Chi come Dio»?).
Il diavolo vola veloce da una nuvola all’altra, tenta di sfuggire all’Arcangelo che ad un certo punto sta per raggiungerlo e afferrarlo: ma Lucifero, con un balzo portentoso, riesce a scansarlo ed eccolo piombarsi in Sicilia, ove tenta di trovare rifugio all’interno del Mongibello, cioè a dire l’Etna. Lì si raggomitola a mo’ di serpente, ma è talmente lungo che il vulcano non può accoglierlo tutto e così la testa gli rimane fuori del cratere.
A quel punto San Michele, accortosi di ciò, spicca anch’egli un prodigioso salto e raggiunto il vulcano con un colpo della sua spada fiammeggiante tronca di netto un corno del demonio. Vuole la leggenda che questo corno, con una lunghissima parabola, finisca addirittura nei pressi di Mazzara e che si trovi ancora lì, al chiuso di una grotta, dove nessuno può entrare a meno che non voglia andare incontro a morte sicura.
Il diavolo allora, fremente di rabbia per aver perduto un corno, lancia un lungo e terribile urlo, tanto da far tremare tutta la terra: e dato che si vede ormai perduto, con un altro prodigioso balzo sbuca fuori dal Mongibello, che prende a vomitare fuoco: e con un impeto di vendetta, si scaglia contro San Michele, riesce ad addentare la penna di un’ala dell’Arcangelo e a staccargliela di netto. Contento e baldanzoso per quella preda - una penna che, secondo la tradizione, è tutta adorna di preziosissime perle - il diavolo vola via, ma ecco che ad un tratto gli sfugge di bocca per cadere proprio a  Caltanissetta. Ed è una popolazione pervasa da una grande gioia quella che accoglie la celestiale reliquia - il cui arrivo è preceduto da un chiarore soprannaturale - non potendo sperare in un dono migliore dal Cielo. Processioni e preghiere di ringraziamento si susseguono in città, dove si organizzano feste straordinarie e si decide l’erezione di una chiesa a memoria del prodigioso evento, con un grande tabernacolo tutto d’oro ove custodire la penna. Ma questa che fine ha fatto, visto che poi se n’è persa ogni traccia? Così conclude la leggenda: pare che, proprio a causa dei troppi peccati della popolazione nissena, se ne sia volata - sdegnata - nuovamente in cielo per riprendere il suo posto nell’ala dell’Arcangelo."

 

Speciale puntata di Kairos della testata giornalistica giornalenisseno.com (TCS) su San Michele


Fonte (Caltanissetta nei tempi che furono e nei tempi che sono, Giovanni Mulè Bertolo)

Fonte (Storia di Caltanissetta, Rosanna Zaffuto Rovello)
Fonte (Città di peccatori e la penna se ne tornò in cielo, La Sicilia, Walter Gruttadauria)

 
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Title: Processione Gesù Nazareno
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