Miniera Gessolungo PDF Stampa E-mail
Luoghi - Miniere

Il bacino di Caltanissetta costituito dai gruppi solfiferi di Gessolungo, Stretto, Saponaro, Trabonella e Giumentaro doveva dividersi tra tutti e tre i versanti (palermitano, catanese ed agrigentino).
Tale posizione geografica, che in un primo tempo dovette essere svantaggiosa per l'incidenza del trasporto dello zolfo, dovette rivelarsi nel corso del tempo di estremo vantaggio.
Caltanissetta fu destinata a diventare il centro e la capitale dello zolfo siciliano specialmente nei campi amministrativi e scientifici.
Il bacino nisseno divenne, anche per la qualità del prodotto, una fonte sia di sperimentazione scientifica che di investimento di ingenti capitali.
Il giacimento solfifero del gruppo minerario di Gessolungo, Testasecca, Tumminelli, Iuncio, Stretto, Saponaro, Trabonella, Giumentaro e Giumentarello furono studiati e divulgati nei trattati geologici di insigni scienziati come: Mottura (nel 1871), Parodi (1873), Baldacci (1886), Travaglia (1889), Gatto (1925).
In diversi definirono la forma del filone solfifero del bacino nisseno simile ad una grande omega che si estendeva tra i monti San Giuliano, Sabucina e Capodarso.
Il gruppo minerario di Caltanissetta fu uno dei primi ad essere coltivato. nel versante Nord della Miniera di Gessolungo sono ancora visibili delle buche nel Briscale (Zolfo ossidato ed emergente in superficie) risalenti agli inizi del XVIII secolo.

Queste zolfare furono tra le prime a sperimentare delle innovazioni tecniche, per esempio già nell'800 fu costruito un pozzo nella sezione Santa Teresa della Iuncio-Testasecca dove fu utilizzato il sistema argano, castelletto e montacarichi verticali per il doppio servizio di trasporto del minerale e del personale.
In tempi più recenti tra le innovazioni tecnologiche più interessanti sono da annoverare gli impianti di flottazione (sistema chimico-fisico per la depurazione dello zolfo dalla ganga di calcare) costruito nella Trabonella nel 1957 e il sistema di trasporto del minerale del sottosuolo completo di castelletto in acciaio, i nastri trasportatori, Skips e Silos per lo stoccaggio, costruiti nel 1965 nelle miniere di Giumentaro e di Gessolungo con un progetto dell'ingegnere romano Piccardi.
Un'altro triste primato è detenuto dalla zona mineraria nissena. Nel 1881 la miniera di Gessolungo fu funestata dalla più grande sciagura mai accorsa nelle miniere di zolfo siciliane. Per uno scoppio di grisou perirono ben 81 lavoratori tra operai e tecnici. Fu così profonda la commozione popolare che si richiese e si ottenne la sepoltura dei disgraziati in un cimitero (Cimitero dei Carusi) costruito per l'occasione nei pressi della zolfara nissena.
L'estrema insicurezza del lavoro dentro le zolfare assieme al manifestarsi di malattie professionali dei zolfatari, come l'anchilostomiasi, imposero un concreto intervento statale per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro dei zolfatari.
Fu scelta come campione la miniera Iuncio di Caltanissetta dove nel 1901, su progetto del Dott. Ignazio Di Giovanni e per volontà degli Ingegneri Enrico Gabet, Direttore del Corpo delle Miniere, e Francesco Gulli, Presidente del Sindacato Siciliano Infortuni, fu istituito il primo posto di soccorso nelle Miniere Siciliane. Il progetto fu portato avanti e Caltanissetta divenne un posto di soccorso di seconda classe con l'assistenza di un medico e due infermiere che all'occorrenza potevano recarsi nelle vicine miniere del bacino.
Nella miniera Iuncio fu istituito un posto di soccorso di terza classe con l'intervento di due infermieri, infine nella Giumentaro e nella Trabonella funzionarono dei posti di quarta classe con l'assistenza di un solo infermiere.
La capacità produttiva del bacino nisseno è indicata soprattutto dall'interesse suscitato da Enti, Consorzi e Privati nello sfruttamento delle sue miniere.
In effetti sia nella Iuncio come nella Gessolungo si alternarono nella gestione aristocratici, come i Testasecca e i Tumminelli, imprenditori del Mezzogiorno d'Italia, come i Fiocchi, i Doro, i Caglià, mentre nella secolare conduzione della Trabonella e della Giumentaro, eccetto i siciliani Morillo, Crescimanno e i Florio, si alternarono Enti come la Montecatini e privati imprenditori come i lombardi Nuvolari e Luzzatti.

L'importanza della zona mineraria in questione emerse anche nel tracciato, progettato alla fine dell'800, della linea ferroviaria Palermo-Catania, che doveva, appunto, servire anche per il trasporto dello zolfo ai posti di imbarco. Proprio nella vallata del Salso in prossimità delle miniere fu costruita la stazione di Imera per il solo esclusivo uso di transito del minerale. La particolare collocazione delle zolfare nissene fece scegliere la zona di Terrapelata per la costruzione della sede dell'Ente Zolfi Italiana (E.Z.I.) istituita da Fasciano nel 1941, per il controllo e la gestione dello zolfo. Inoltre l'Ente si impegnò in paternalistiche attività di dopolavoro per i minatori e le loro famiglie.
Al sempre crescente accumulo di capitali da parte di pochi proprietari faceva contraltare lo sfruttamento dei lavoratori delle miniere del nisseno.
La forza lavoro, spesso anche minorile, proveniente dai paesi vicini al capoluogo, veniva utilizzata nelle zolfare senza nessuna prevenzione agli infortuni, con orari lavorativi e con paghe al limite dell'umano.

Diversi scioperi, occupazioni e serrate costellarono la storia dello sfruttamento minerario delle zolfare della valle di Imera.
La Trabonella e la Gessolungo furono i centri della rivolta antigovernativa del 1903 capeggiata dal giovane avvocato e futuro parlamentare Agostino Lo Piano Pomar. Tra le altre vertenze, in quell'anno si richiese con forza il riconoscimento giuridico della Lega dei Zolfatari come legittima rappresentante dei lavoratori.
Ancora vivo è nel ricordo dei vecchi "surfarara" di Caltanissetta la serie di scioperi organizzati tra il 1945-1955 per il rispetto obbligatorio del contratto nazionale del lavoro, culminati con l'occupazione della Giumentaro per 60 giorni.

L'interesse culturale verso il mondo dei zolfatari siciliani si caratterizzo notevolmente nel secondo dopoguerra: poeti, scrittori, pittori, giornalisti, fotografi, registi descrissero le miniere e la vita delle zolfare. In particolare nelle zone del nostro bacino sono da citare: il servizio fotografico realizzato da Trenkler di Lipsia nel 1904 nella miniera Trabonella e parte del film Cavalleria Rusticana girato da Rossellini nella miniera Iuncio-Testasecca.
Le miniere di Gessolungo, Iuncio-Testasecca, Stretto, Saponaro, Trabonella, Giumentaro e Giumentarello possono nel loro insieme testimoniare tutte le caratteristiche peculiari dello sfruttamento dello zolfo siciliano.

Fonte (Piano territoriale paesistico della provicia di Caltanissetta)

Commenti (4)
  • maria  - villa fiocchi caltanissetta

    vorrei conoscere l'epoca di costruzione della Villa fiocchi in caltanissetta e la sua storia.

  • Anonimo

    La Villa fu costruita alla fine degli anni 20, su progetto dell'ing. Giacomo Fiocchi e del figlio ing. Giuseppe.
    Fu sempre abitazione della famiglia, specie di Carlo Fiocchi e della moglie Olga Fazzari e di Angelino Fiocchi, e, al piano inferiore, ufficio amministrativo delle miniere allora gestite dal gruppo ( capo contabile,oggi si direbbe manager, era il rag. Fortunato Mancuso ).
    Dal 63 - anno della morte della sig.ra Olga, la Villa è stata utilizzata per sede della scuola mineraria, abitazione personale e dal 2000 sede di una associazione musicale.
    Il progetto originale, sviluppato secondo lo stile liberty, riecheggia le ville delle colline attorno a Lecco, da dove l'ing. Giacomo Fiocchi originariamente proveniva.
    Durante la guerra subì numerosi colpi da scheggia - visibili tuttora nella facciata - a seguito dei bombardamenti alla adiacente stazione; una scheggia ha anche attraversato una palma e il foro è ancora visibile nel tronco.
    La costruzione è in pietra con muri maestr...

  • Anonimo  - re: villa fiocchi caltanissetta

    maria ha scritto:
    vorrei conoscere l'epoca di costruzione della Villa fiocchi in caltanissetta e la sua storia.
  • Anonimo  - re:
    Anonimo ha scritto:
    La Villa fu costruita alla fine degli anni 20, su progetto dell'ing. Giacomo Fiocchi e del figlio ing. Giuseppe.
    Fu sempre abitazione della famiglia, specie di Carlo Fiocchi e della moglie Olga Fazzari e di Angelino Fiocchi, e, al piano inferiore, ufficio amministrativo delle miniere allora gestite dal gruppo ( capo contabile,oggi si direbbe manager, era il rag. Fortunato Mancuso ).
    Dal 63 - anno della morte della sig.ra Olga, la Villa è stata utilizzata per sede della scuola mineraria, abitazione personale e dal 2000 sede di una associazione musicale.
    Il progetto originale, sviluppato secondo lo stile liberty, riecheggia le ville delle colline attorno a Lecco, da dove l'ing. Giacomo Fiocchi originariamente proveniva.
    Durante la guerra subì numerosi colpi da scheggia - visibili tuttora nella facciata - a seguito dei bombardamenti alla adiacente stazione; una scheggia ha anche attraversato una palma e il foro è ancora visibile nel tronco.
    La costruzione è in pi...
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