Stazione Centrale PDF Stampa E-mail
Luoghi - Stazioni

Nella seconda metà dell'800 anche in Sicilia si è in fermento per la realizzazione dei nuovi tronchi ferroviari e un po' ovunque è lotta per assicurarsi l'importante passaggio delle rotaie. Secondo il progetto ministeriale realizzato dalla società costruttrice, si riesce ad ottenere la realizzazione dell'importante snodo di Xirbi, il che costituisce già di per sé un primo successo: ma la città capoluogo non può rimanere senza una propria stazione e si avviano istanze per sollecitare in tal senso il Ministero e il Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Si ottiene così un progetto con cui si prevede che la linea ferrata da Xirbi a S. Cataldo comprenda anche l'arrivo a Caltanissetta: e così nel 1869, stante i piani elaborati, risulta che la stazione cittadina debba sorgere in contrada Calcare, nelle terre della villa baronale dei Barile, vale a dire a circa un chilometro e mezzo dall'abitato.
Una distanza, questa che viene ritenuta invero eccessiva, ed ecco le autorità locali rimettersi in moto per ottenere una revisione del progetto. Sarebbe preferibile, infatti, optare per un sito più vicino e morfologicamente più idoneo, e in tal senso viene proposta l'area pianeggiante sottostante quella individuata dai progettisti: si tratta della pianura denominata Raitano, a poca distanza dallo sbocco della galleria e, quindi, a poche centinaia di metri dal centro abitato. Anche il direttore dei lavori, l'ing. De Perou, viene sollecitato in tale direzione.
A discuterne formalmente sono i componenti la Giunta comunale composta da Salvatore Natale (assessore con funzioni di sindaco-presidente) e dagli assessori Agostino Rugnone, Pasquale Vaccaro e Michele Curcuruto. Nella loro delibera datata 10 gennaio 1872 così si legge: «I terreni prossimi al caseggiato, nel punto ove sbocca il traforo, offrono una vasta pianura nella sponda di sinistra del burrone. In tale pianura potrebbe trovarsi l'ubicazione desiderata. (…) Insomma non sarebbe impossibile introdurre dei miglioramenti a questa parte del progetto per rendere più prossima l'ubicazione della stazione all'abitato di questo Capo-provincia, ed appagare i voti unanimi e ferventi di questa popolosa città, centro dell'isola, ed esteso emporio dei maggiori prodotti minerari ed agricoli, sede di numerosi funzionari amministrativi, giudiziari, finanziari e militari, convegno e transito delle popolazioni orientali ed occidentali della Sicilia».
«Sarebbe superfluo - aggiungono gli amministratori comunali - dimostrare i vantaggi che tornano ad una città la cui stazione è alle sue mura, e gli svantaggi allorché questa trovasi discosta ad un chilometro e mezzo, di poco agevole cammino, perché separata da un burrone». Pertanto si conclude facendo voti al ministro di accogliere tali motivazioni.
Analogamente si esprime il Consiglio della Camera di Commercio presieduto da Guglielmo Luigi Lanzirotti e composto da Antonio Cosentino, Agostino Tumminelli, Giuseppe Salomone, Salvatore Averna, Francesco Paolo Scarlata, Michele Lomonaco e Michele Curcuruto, che il successivo 20 gennaio rimarca che «nell'interesse del commercio e dell'industria di questa città e provincia è di alta importanza l'essere vicina al caseggiato la stazione, poiché i magazzini di deposito si sono iniziati nel terreno circostante al sito predetto, i quali esigono che l'ubicazione di essa non sia molto discosta, tanto per il favore della loro vigilanza e custodia, quanto per l'agevolezza di accedervi in tutte le ore e di ritornare in breve tempo e senza molto disagio in città per raggiungere la propria abitazione, per conferire e quindi riaccedere …».
«E' interessante ancora - aggiunge il Consiglio camerale - che i passeggeri che giungono possano anche a piedi entrare in città e trovarvi subito alloggio, farvi trasportare le loro valigie senza molto stipendio, mettersi subito in relazione con i loro conoscenti; metter dunque la stazione di Caltanisetta ad un chilometro e mezzo di distanza è come aggravare il commercio delle merci e delle derrate di un 10 per cento almeno di più, è accrescere di altrettanto le spese di viaggio di ciascun viandante, il che è contrario all'obiettivo per cui si costruiscono le ferrovie». Viene inoltre evidenziato come le terre Barile siano prive di sorgenti d'acqua, risorsa invece indispensabile per una stazione, mentre nel piano Raitano sarebbe possibile lo scavo di pozzi.
Anche il Consiglio comunale, presieduto dal sindaco Antonino Sillitti Bordonaro, si unisce alle predette richieste e nella deliberazione del 28 gennaio 1872 evidenzia come il Municipio «per raggiungere la stazione così lontana deve sobbarcarsi alla forte spesa della strada di accesso, tanto per l'espropriazione dei terreni, quanto ancora per la costruzione, manutenzione di essa ed illuminazione a gas». Alla fine, tale azione congiunta delle Istituzioni avrà i suoi effetti e la stazione sorgerà nella pianura Raitano, parte della quale è poi divenuta l'attuale piazza Roma. L'8 aprile 1878 verrà attivata la linea di collegamento con Xirbi, la cui stazione era stata ufficialmente aperta il primo marzo 1876.

La foto pubblicata è forse la più antica immagine della nostra stazione, risalente a fine '800: si nota come per primi furono realizzati alcuni corpi di fabbrica affiancati: su quello al centro vi era la tabella «Stazione», in quello a destra «Caffè Ristoratore». In alto s'intravede villa Barile. Nel tempo il fabbricato muterà notevolmente la sua fisionomia, ingrandendosi man mano.

Fonte "Così nasceva la stazione grazie alla lotta congiunta delle Istituzioni locali" di Walter Gruttadauria, La Sicilia

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